Che la strategia di Cepu fosse fallimentare era già noto ai più arguti da tempo immemore. Sono stati puntualizzati più volte tutti i punti di debolezza di una gestione votata allo sperpero, alla disaffezione umana e al disconoscimento dei rapporti professionali del noto istituto di formazione, recentemente accostatosi all’università telematica E-Campus. Adesso c’è una comunicazione ufficiale ai suoi innumerevoli creditori: il 17 febbraio scorso è stata depositata presso la Cancelleria del tribunale di Roma la dichiarazione di fallimento con annessa nomina del curatore fallimentare. Per molti si tratta dell’epilogo tragico di una caduta verticale di credibilità che appone ipoteche grandi quanto macigni sui crediti cospicui di centinaia di docenti defraudati ingiustamente dei loro legittimi compensi. Ma la sorte al danno aggiunge spesso la beffa dello scherno. I docenti creditori di Cepu, difatti, sono stati recentemente raggiunti da lettere raccomandate recanti l’opportunità di insinuare il proprio credito nelle passività dello stato patrimoniale del bilancio della nota azienda, senza per questo nutrire speranze di soddisfazione concreta, previo espletamento di numerose ed onerose incombenze burocratiche a proprio carico. C’è veramente poco da aggiungere a questo macabro scenario avallato dalle falle e dalle sacche di impunità create dal diritto. Per fortuna degli studenti, i tutores che vantano significative esperienze di docenza universitaria e di assistenza didattica ultradecennale nel noto istituto di preparazione universitaria sono a completa disposizione dei discenti, garantendo loro servizi professionali che non conoscono fallimenti di sorta. Dei falliti la cultura può fare volentieri a meno.
Fallimento Cepu: ufficiale come la beffa ai creditori
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